von Herrn Capellmeister Carl Solostücke für das Clavier, vorgetragen Reinecke. a. Capriccio von Friedemann Bach (1710—1784). b. Sonate von Joh. Christian Bach (1735—1782). Per ine la inorte, Presso il mio amore Ogn’ aspra Sorte, Ogni sventura Si, puö soffrir. Recitativo. Si ehe pietä non v’e, se a me non lice piegar del fato il braccio onde risani la cruda piaga d’Euridice in seno; non v’e pietä, no, non s’intende amore, se in van sospiro, in van mi cruccio e piango. Ma ehe dissi! un tanto affetto chi non provö? chi non intese ancora di natura e d’amor le voci, i moti augue tra spine sia tra ircane selve feroce tigre o tra numide arene sieno indo- inite belve? Ditelo, voi cui trasse ancor tra l’ombre pallida amica turba Evadne Fedra e tu prole d’Jocasta, e voi, Campagne se puö frä i rai del sole tornar cosi chi puö senza il suo bene trarre i giorni odiosi e disperando vivere per amare, amar penando. O d’ Euridice n’andro fastoso, O d’ Acheronte Sui nero ponte Disciolto in lagrime Spirto infelice, si io resterö. Non ha terrore Arie von Joh. Christian Bach, gesungen von Frau Rudersdorff. Confusa, abbandonata a mille affanni in seno, dalla mia sorte irata mi sento trasportar. Della crudel mia Sorte so disprezzar lo sdegno; la servitü, la morte non mi faran tremar. Ouvertüre zu ,,Tigranes“ von Vincenzo Righini (1756—1812). Zweiter Theil. Ouvertüre zu „Samori“ von Abt Vogler (1749—1814). Lieder mit Pianoforte, gesungen von Frau Rudersdorff. a. Arietta aus einer Cantate von G. A. Hasse (1609—1783). Ritornerei fra poco Povero ruscelletto, Del polveroso letto Fra sassi a mormarar.